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IL FREGIO DI BEETHOVEN

 

È difficile capire l’arte della Secessione Viennese, e l’arte di Klimt in generale, se non si guarda con attenzione al Fregio di Beethoven, una delle opere più significative del grande artista austriaco. In esso trova espressione un elemento centrale dell’estetica secessionista: il trionfo dell’arte sopra ogni cosa. L’opera di Beethoven era considerata «l’esaltazione dell’amore e dell’abnegazione che possono redimere l’uomo». Come scrive Eva di Stefano, è possibile leggere nel Fregio «la contrapposizione atemporale tra bene e male, e l’aspirazione al riscatto ideale attraverso l’arte, dal punto di vista del rapporto uomo-donna: nell’opera il momento della liberazione è identificato con il raggiungimento dell’estasi amorosa, e il regno ideale con l’abbraccio di una donna».

Il Fregio è lungo 24 metri e si sviluppa su tre pareti. Eseguito in occasione della XIV mostra della Secessione Viennese, fu dipinto con colori alla caseina su intonaco applicato a incannucciato e con inserimento di pietre dure e madreperla. L’intera mostra era dedicata al genio di Beethoven, considerato dai secessionisti il più grande compositore tedesco, e il Fregio doveva rappresentarne la più maestosa celebrazione, assieme alla statua realizzata da Max Klinger, raffigurante l’Apoteosi di Beethoven.

L’opera di Klimt non sarebbe dovuta rimanere esposta oltre la manifestazione, per cui egli dipinse direttamente sulla parete con materiali facilmente asportabili. Il Fregio non fu distrutto come previsto solo perché venne deciso di dedicare la XVIII esposizione dell’anno successivo alle opere di Klimt e quindi venne lasciato nel Palazzo della Secessione.

Nel 1903 quando il collezionista Carl Reinighaus acquistò il Fregio, esso fu diviso in 7 parti. Nel 1915 Reinighau lo vendette all’industriale August Lederer, uno dei più appassionati collezionisti di opere klimtiane. Nel 1938 il governo nazista confiscò l’opera alla famiglia Lederer, perseguitata perché di origine ebraica. Il Fregio di Beethoven venne restituito alla famiglia Lederer solo dopo la fine della seconda guerra mondiale. Nel 1973 fu acquistato dalla Repubblica d’Austria. Seguì un restauro di dieci anni sotto la direzione di Manfred Koller. Dopo il restauro del Palazzo della Secessione nel 1985, fu realizzato un locale nel piano interrato appositamente per esporre l’opera di Klimt.

 

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