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LA PRIMAVERA SACRA DEI SECESSIONISTI

 

Sarebbe difficile comprendere il fenomeno della Secessione Viennese nel suo complesso senza soffermarsi a considerare la vicenda di «Ver Sacrum», la rivista che fu l’organo ufficiale del movimento artistico. Il titolo, tratto da una lirica del poeta romantico Ludwig Uhland, significa Primavera sacra e allude programmaticamente alla rinascita dell’arte. I secessionisti aspiravano a portare l’arte al di fuori dei confini della tradizione accademica, in un florilegio di arti plastiche, design e architettura, nel solco dell’idea ottocentesca di unità tra arti e mestieri. Si legge nell’editoriale del primo numero: «Risvegliare, stimolare, diffondere la sensibilità artistica del nostro tempo […]. Non conosciamo differenze tra arte maggiore e arte minore, tra arte per i ricchi e arte per i poveri. L’arte è un bene collettivo».

La rivista uscì tra il 1898 e il 1903, per un totale di 96 numeri, in tiratura variabile. Klimt ne fu uno dei più convinti promotori. Insieme a lui vi lavorarono, tra gli altri: Hermann Bahr, Adolf Loos, Fernand Khnopff, Giovanni Segantini e Josef Hoffmann, ma il segno indelebile lo lasciò Koloman Moser, che curò la veste grafica di molti numeri. A oggi «Ver Sacrum» costituisce un esempio indimenticato di armonia grafica tra testo e illustrazione. In pochi hanno saputo proporre una dialettica tanto raffinata tra parola e immagine, dove non ci si limita a cogliere le vibrazioni della lingua scritta e tradurle nelle allegorie del linguaggio visivo, ma si è in grado di proporre una sintonia tra le due componenti, nella convinzione che la ricerca del bello debba guardare anche al carattere tipografico.

La firma di Klimt – che era stato l’enfant prodige dell’arte viennese – garantì alla pubblicazione un’autorevolezza e un ritorno di pubblico che sicuramente permisero al credo secessionista di imporsi. Se nel 1903 la pubblicazione cessò non fu per un scarso interesse da parte dei lettori, ma per il crescere delle ambizioni degli autori: infatti, la moltiplicazione delle committenze suggerì al gruppo di buttarsi in una nuova avventura e fondare i laboratori della Wiener Werkstätte nello spirito delle “Arts and Crafts” di William Morris e del tanto invocato connubio tra l’artigianato e l’arte.

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